Autodiffamazione: Peter Handke al teatro Kismet di Bari

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Sembra una Pièce scritta proprio per la cornice minimalista del teatro Kismet, come ha osservato Teresa Ludovico, direttore artistico dell’omonimo teatro, il testo di Peter Handke portato sulla scena sabato sera dalla compagnia Waas-Barletti. Un bellissimo testo del 1964, una vera e propria confessione di un Io che è rappresentazione dell’intera umanità. L’ Io del testo  sulla scena viene declinato in due esseri umani: un uomo e una donna, Werner Waas e la compagna Lea Barletti che si mostrano davanti al pubblico completamente nudi, in un ritorno ai primordi, all’età adamitica per ripercorrere attraverso la forza del linguaggio la storia dell’umanità.

E’ proprio la parola il vero protagonista, non ci sono personaggi, non c’è una vicenda, non c’è neanche un dialogo ma cumuli di affermazioni in prima persona che si susseguono per assonanze, allitterazioni, contrasti, negazioni. Un flusso di coscienza o meglio di autocoscienza proprio di chi si ferma, gli attori sono infatti immobili sulla scena, a fare i conti con se stesso, con il proprio vissuto, con la propria storia che è anche la storia di ogni uomo.

Lo spettatore si riconosce in quelle affermazioni che di volta in volta vengono proiettate sul fondale della scena, in quei comportamenti, in quelle azioni compiute o non compiute assecondando o violando le regole della società. Si parte da «Io sono venuto al mondo» e si continua in modo farraginoso con frasi che da semplici si fanno complesse: «Mi sono mosso. Ho mosso parti del mio corpo. Ho mosso il mio corpo. Mi sono mosso sul posto. Mi sono mosso dal mio posto» e così via in un gioco linguistico che talvolta la traduzione italiana non rende pienamente. Da qui la scelta di alternare tedesco e italiano: Waas parla in tedesco e la Barletti in italiano.

In una sorta di storia dell’evoluzione si passa nel momento in cui i due attori si vestono  allo stato di civiltà, si entra nell’0rdine civile e politico con tutto il disagio  che ne consegue per la perdita della libertà e la costrizione nella “forma” per dirla con Pirandello.

I due senza alcuna remora morale, senza alcun pudore si autoaccusano, da qui il titolo “Autodiffamazione”, e diventano l’espressione dell’inane tentativo dell’uomo di sfuggire alle catene delle regole, delle convenzioni, delle consuetudini, dell’ordine sociale.

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Nicola Antonio Pagliarulo

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