Kawtar Barghout: marocchina contro la cittadinanza facile. E i pro ius soli attaccano!

“Se questi sono i paladini dei diritti, forse bisognerebbe chiedersi se ne sono all’altezza”. Kawtar Barghout, marocchina classe 1991, non ha bisogno di eroi.

O almeno non ha bisogno di ambasciatori quando si parla di cittadinanza. Il passaporto italiano l’ha ottenuto facendo la domanda come tanti altri stranieri “senza problemi o patema d’animo”. E soprattutto senza lo ius soli. Per la sua posizione contro la “cittadinanza facile”, la 24enne studentessa di giurisprudenza è finita nel mirino delle associazioni che predicano diritti e razzolano male. Attaccando chi non la pensa come loro.

Prima che la legge sullo ius soli naufragasse, i principali sponsor della riforma erano gli attivisti di “Italiani senza cittadinanza”. Tra appelli a Mattarella, raccolta fondi e manifestazioni, la loro presenza mediatica è cresciuta con l’avanzare dell’iter parlamentare. Otto ragazzi di origine straniera, arrivati da piccoli in Italia e che avrebbero voluto ottenere la cittadinanza prima del compimento dei 18 anni (come previsto dalla legge). “Siamo tutti Italiani con una sola particolarità: non abbiamo un documento che lo possa testimoniare”, si legge nel loro sito. Tutto molto bello. Peccato che, a quanto pare, non apprezzino molto l’opinione di chi, immigrata da piccola come loro, è contraria all’approvazione dello ius soli.

Poco prima di Capodanno, infatti, l’account facebook di Italiani senza Cittadinanza pubblica un commento indirizzato verso la Barghout (con tanto di tag). “Scusi signora – si legge – lei che è tanto fine, ci può spiegare come ha ottenuto la cittadinanza? Come se la è guadagnata? Non tutti hanno la fortuna di avere genitori che te la possono trasmettere o un marito. Facile gridare sentenze solamente perché si è stati più fortunati, per di più guadagnare popolarità sulle cose che non si comprende perché non le si vive, oppure le si comprende ma fa comodo avere un nemico contro cui scagliarsi”. Il commento è stato rapidamente cancellato dal web. E si capisce. Barghout infatti è sposata con un italiano, ma la cittadinanza l’ha ottenuta con il normale iter di legge. Non grazie alle nozze. Ha presentato la domanda, i genitori sono andati in Marocco a prendere i documenti necessari, ha firmato l’istanza, ha atteso i 730 giorni canonici ed infine è diventata italiana. Senza drammi.

La 24enne marocchina si sfoga. “Non gli va giù che spezzo la loro narrazione non corrispondente alla realtà. Chi vuole la cittadinanza la ottiene se fa domanda e soddisfa, giustamente, i requisiti: come ho fatto io e 200 mila persone ogni anno che si naturalizzano”. Il rischio, sostiene Barghout, è che l’allargamento delle maglie della legislazione apra la porta a tutti. Senza scremature. “Sai quante persone con la collezione di precedenti penali otterrebbe la cittadinanza con lo ius soli? Perché i marocchini non vanno a prendere il proprio casellario giudiziale e i carichi pendenti in patria o non se li fanno inviare?”. La posizione degli “Italiani senza cittadinanza” sarebbe dunque ideologica, non pratica. E magari nasconde dell’altro. Se vogliono il passaporto, è il ragionamento, possono ottenerla dopo i 18 anni con qualche sforzo burocratico. “Chi non vuole subire il vaglio della pubblica amministrazione è perché ha qualcosa da nascondere, o non vuole investire i soldi. Ma la macchina dello Stato non va ad acqua piovana: non si può ne pensare di avere le cose gratis e neanche che arrivino a casa senza fare il minimo sforzo. Dobbiamo ringraziare la sinistra che vizia e accetta i capricci di chicchessia”.

Ecco: capricci. Per spezzare la narrazione sullo ius soli, Barghout parte dai diritti. Quali vengono negati ai bambini stranieri? “Nessuno. I bimbi senza cittadinanza italiana godono degli stessi diritti dei loro coetanei. Sono stata una alunna straniera in Italia e a dirla tutta sono stata trattata meglio dei miei compagni, perché c’è un occhio di riguardo per chi viene da un altro paese. Ho ricevuto gli stessi servizi e a quell’età neppure sapevo cosa fosse la cittadinanza, il permesso di soggiorno o il passaporto. Quella che ci propongono è demagogia di bassa qualità”.

Se potesse, cosa direbbe agli attivisti di Italiani senza cittadinanza? “Gli direi che non esiste solo la categoria di chi ottiene la cittadinanza con i genitori o delle straniere che sposano gli italiani per la cittadinanza. Ogni volta che esce fuori il discorso ius soli non manca l’occasione per mettere in mezzo il mio matrimonio discriminandomi per la mia scelta di vita. La cittadinanza me la sono presa da sola e facendo vagliare i miei documenti e non grazie a chicchessia. Se questi sono i paladini dei diritti forse bisognerebbe chiedersi se ne sono all’altezza”.

Fonte: www.ilgiornale.it

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Scrittore, giornalista, autore di poesie ed opere letterarie, seo specialist, informatico e web designer.

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